Studio di pedagogia e mediazione familiare a Genova – Contattami: vale.rff@libero.it | Tel: +39 349.72.56.256

Cosa significa fallire e come ripartire: riflessioni sulle scelte della vita

Blog & Eventi

“Un uomo è grande non perché non ha fallito. Un uomo è grande perché il fallimento non lo ha fermato”.
Confucio

Percepiamo spesso gli errori come qualcosa di cui vergognarci, come se fossero le azioni sbagliate a definire chi siamo. Ma è davvero così? Sin da bambine e bambini, siamo costantemente chiamati a scegliere, e anche non scegliere, laddove possibile, è di per sé una scelta.

In questo articolo esploreremo il significato del fallimento, cosa implica fare delle scelte e come possiamo ripartire quando le nostre decisioni non portano ai risultati sperati.

La natura delle scelte nella vita

Ogni volta che ci troviamo di fronte a situazioni differenti, siamo coinvolti in un processo decisionale. Nel corso della vita, attraversiamo fasi in cui siamo chiamate e chiamati a prendere una direzione piuttosto che un’altra. Scegliamo la scuola, il tipo di lavoro che faremo da grandi, la cerchia di amicizie, la persona con cui instaurare una relazione. Decidiamo quale attività sportiva o ludica praticare, pianifichiamo viaggi, scegliamo cosa mangiare.

Si passa da preferenze semplici a scelte più complesse che spesso mettono in crisi la nostra individualità. Scegliere è una sorta di privilegio delle società complesse, dove l’estrema diversificazione dei bisogni porta a un eccesso di stimoli e risposte. Talvolta prendiamo decisioni sull’onda dell’entusiasmo del momento; altre volte pianifichiamo azioni a medio o lungo termine, influenzate da ciò che abbiamo appreso in famiglia e nella società.

Quando le scelte non rispecchiano più i nostri bisogni

Capita di prendere una decisione che, col tempo, non è più al passo dei nostri bisogni. Ecco alcuni esempi:

  • Relazioni personali: “Ho deciso di sposarmi diversi anni fà ma ora voglio separarmi.” Oppure: “Pensavo di essere innamorata/o di quella persona, ma poi ho conosciuto qualcun altro.”
  • Ruolo genitoriale: “Volevo essere madre/padre, ma ora che ho un figlio desidero vivere la mia vita da single.”
  • Scelte professionali: “Ho studiato ingegneria, ora però vorrei fare la/il medico.”

Ci sono scelte irreversibili e altre reversibili. Come diceva Marcel Proust, capita di prendere decisioni irreversibili in uno stato d’animo non destinato a durare. Quando realizziamo che una scelta fatta non è più pertinente al nostro attuale bisogno, possiamo percepire un senso di inadeguatezza o, se decidiamo di cambiare rotta, sentire di aver fallito.

Il collegamento tra percezione del fallimento e scelta

Ma quale collegamento c’è tra la percezione del fallimento e le nostre scelte? Spesso, precedenti esperienze che consideriamo fallimentari ci portano al timore di sbagliare nuovamente, facendoci rimanere in situazioni di blocco o stasi. Questa paura può manifestarsi in diversi modi:

  • La “non scelta” come approccio alla vita: Per paura di fallire, evitiamo di prendere decisioni, sperando di non commettere errori. Rimaniamo così come bloccati..
  • Autostima intaccata: Esperienze percepite come negative possono minare la nostra autostima, rendendoci insicure e insicuri nelle nostre capacità decisionali.
  • Timore di deludere le aspettative altrui: La nostra identità può risentire del giudizio degli altri. Quando prendiamo una decisione, coinvolgiamo in qualche modo familiari, amici o partner, e la paura di deluderli aleggia costante, rendendoci insicure e insicuri.

L’illusione del controllo totale

Vorremmo avere garanzie di successo quando compiamo una scelta, ma variabili esterne possono interferire nel nostro percorso. Per quanto possiamo sforzarci di calcolare tutto nel dettaglio, nel corso del tempo possono accadere eventi che non avevamo previsto.

  • L’importanza di avere la situazione sotto controllo: Quanto è fondamentale per noi controllare ogni aspetto della nostra vita? Questa esigenza di controllo può limitare la nostra capacità di adattarci ai cambiamenti.
  • La flessibilità come risorsa: Quanta flessibilità occorre per adattarsi a eventuali imprevisti? Essere flessibili ci permette di affrontare le sfide con una mente aperta, trasformando gli ostacoli in opportunità.

Come posso diventare flessibile?

A volte provare strategie e percorsi prima sconosciuti può aiutarci ad allenarci alla flessibilità! 

Come ripartire dopo un fallimento: alcuni spunti

Ripartire dopo un fallimento non è semplice, ma è possibile. Ecco alcuni suggerimenti per affrontare questa sfida:

  1. Accettare il fallimento come parte del percorso
    Il fallimento non definisce chi siamo. È un’esperienza comune a tutte e tutti, parte integrante del nostro percorso di crescita. Accettare che possiamo sbagliare ci libera dal peso della perfezione e ci permette di imparare dalle nostre esperienze.
  2. Riflettere sulle proprie scelte
    Prendersi del tempo per analizzare le decisioni prese può aiutarci a comprendere cosa non ha funzionato e perché. Questa riflessione ci offre l’opportunità di conoscere meglio noi stesse e noi stessi, identificando i nostri reali bisogni e desideri.
  3. Riconoscere e valorizzare le proprie risorse
    Le esperienze, anche quelle negative, arricchiscono il nostro bagaglio personale. Riconoscere le competenze acquisite e le risorse interne ci aiuta a rafforzare l’autostima e a sentirci più preparati per future sfide.
  4. Gestire il timore del giudizio altrui
    La paura di deludere gli altri può essere paralizzante. È importante ricordare che la vita è la nostra e che siamo le uniche persone responsabili della nostra felicità. Imparare a distinguere tra le nostre aspettative e quelle altrui ci consente di fare scelte più autentiche.
  5. Sviluppare la flessibilità e l’adattabilità
    La vita è imprevedibile, e sviluppare la capacità di adattarsi ai cambiamenti è fondamentale. Abbracciare la flessibilità ci permette di affrontare gli imprevisti con resilienza, trasformando le difficoltà in occasioni di crescita.

Percepiamo spesso il fallimento come una sconfitta personale, ma in realtà rappresenta un’opportunità per evolvere e conoscere meglio noi stesse e noi stessi. Ogni scelta, ogni errore, è un tassello che contribuisce a costruire la nostra identità.

Non possiamo controllare tutto ciò che accade, ma possiamo decidere come reagire agli eventi. Accettare l’incertezza, riconoscere il valore delle nostre esperienze e avere il coraggio di fare scelte in linea con i nostri bisogni sono passi fondamentali per ripartire dopo un fallimento.

Ricordiamoci che la vita è un percorso fatto di alti e bassi, non ci sono decisioni giuste o sbagliate poiché nel tempo ci trasformiamo anche noi e ciò che ci sembrava sbagliato ieri potrà invece sembrarci giusto domani Ciò che conta è come utilizziamo queste esperienze per crescere e diventare la versione migliore di noi stesse e noi stessi.

Concludo questa prima parte del mio Blog con una poesia di Enrico Galiano:

L’arte di sbagliare alla grande”
Le persone più sveglie che conosco
sognano di continuo.
Le persone più sane che conosco
fanno cose assurde, avventate, senza senso.
Le più intelligenti
parlano che le capiscono anche i bambini,
le più forti è un sussurro la loro voce,
le più serie ridono, ridono sempre.
Le più giuste hanno fatto errori che non si aggiustano,
e le più vive, le più vive, sono morte tante volte:
e ogni volta, poi, di nuovo
di nuovo sono nate.

Potrebbe interessarti anche

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.